"Hooked". di N. Eyal

Hooked, “agganciato”, preso all’amo insomma…

Riccardo Fioroni

Riccardo Fioroni

Curioso di natura, mi piace tutto quello che non conosco. Unica eccezione le assicurazioni, di cui scrivo e di cui sono appassionato, pur conoscendole!

07 Maggio 2021

Se ci fermassimo un attimo a riflettere, ci verrebbero in mente tantissime cose che rifacciamo costantemente nell’arco di una giornata.

Io ad esempio sono pieno di piccole abitudini, come il prendere il caffè alle 18:30, fermarmi sempre al solito Autogrill, o leggere i libri in una posizione apparentemente scomoda ma in cui in realtà trovo il mio piccolo comfort.

Sono tutte azioni che facciamo una volta poi, per un qualche motivo, la nostra mente le apprezza e da lì le rifacciamo di continuo.

 

Nel corollario delle nostre abitudini, entrano naturalmente anche i dispositivi elettronici che utilizziamo ogni giorno: in alcuni momenti in particolare, sembrano quasi venirci incontro, darci un abbraccio rassicurante in situazioni in cui ci troviamo un po’ a disagio, come ad esempio la noia per una pausa pranzo passata da soli o quando siamo in fila da qualche parte, e allora vado un po’ su Facebook o su Instagram.

Questi “input” sono frequenti nella nostra giornata, e non sono frutto di casualità!

 

“Hooked” di Nir Eyal, ha proprio l’obiettivo di spiegarci come funziona questo meccanismo della creazione di un’abitudine e di come, a livello commerciale, qualcosa (come un app o un oggetto) possa entrare nella nostra quotidianità senza quasi che ce ne possiamo accorgere.

Nir Eyal ha trascorso gran parte della sua carriera all’interno dell’industria dei videogiochi, e ne ha carpito le tecniche fondamentali per creare prodotti che in un certo senso “diano dipendenza”, e dei meccanismi per suscitare questo bisogno compulsivo di usufruire di qualcosa.

E tu dirai: “Ah, ma questa roba non mi riguarda!”…

 

Quindi tu, oggi, non hai mai usato un social, anche solo per guardare qualcosa? O quell’app con un gioco semplice che però ti fa passare il tempo…o magari non hai visto alcun video su un sito con l’insegna bianca e rossa?…

Insomma, chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Ma più che altro, se in questo circolo vizioso siamo tutti complici, una domanda sorge spontanea:
Come si crea un’abitudine?

Come detto, di base è un’azione che svolgiamo in automatico in determinate circostanze.
Anche chi crea un prodotto al giorno d’oggi se lo chiede: come posso realizzare qualcosa che spinga il consumatore a riutilizzarla sempre?

 

"Il 79% dei proprietari di uno smartphone controlla le proprie notifiche entro quindici minuti da quando si sveglia"

 

Sono 4 i passaggi per creare l’esca perfetta:

 

– L’Innesco, ovvero il segnale che mette in moto l’azione, e può essere interno o esterno.

– L’Azione, cioè quello che facciamo con l’idea, di solito, di avere qualcosa indietro.

– La Ricompensa Variabile, cioè quello che crea desiderio nell’utente.

– L’Investimento, quindi quando l’utente investe qualcosa (non per forza soldi ma anche figurativo, come uno sforzo o del tempo) assicurando che il ciclo si ripeterà in futuro.

 

L’Innesco, detto anche Trigger, è la miccia da cui parte tutto, ed è l’insieme di quei segnali che possono essere di due tipi, interni ed esterni.
Gli esterni sono comuni, spesso sono suoni, come quello di una notifica, di una mail, e sono molto palesi e riconoscibili.
Ma uno stimolo interno?
Gli stimoli vengono generati dal nostro cervello, e avvengono in risposta ad un’emozione che proviamo, e le emozioni che questi generano, sono spesso negative (come noia, rabbia, depressione). Se ci sentiamo annoiati, come detto prima, apriremo un social o un gioco per contrastarla.

Il libro procede con lo spiegare come i restanti passi contribuiscano alla creazione di un’abitudine, e di come può influenzare il nostro quotidiano.

 

Questo è esattamente il risultato di un lavoro ben fatto!

Fermo restando che il libro non ha un assunto manipolatorio bensì esplicativo, se guardato dal punto di vista della creazione di un prodotto, rimane che sta alla moralità di chi li usa effettivamente decidere come veicolare alcuni meccanismi.

Ad esempio le campagne sulle sigarette degli anni ’50 hanno convinto intere generazioni a fumare: ottime per il business, ma con terribili conseguenze per le persone

 

Quando si genera un bene di consumo, di base vige un obbligo morale, quello di chiedersi se ciò che si sta creando, può avere influenze positive o negative.

Esempi negativi sono il gioco d’azzardo, le slot machine…
Uno positivo, potrebbe essere un’app che mi avvisa che sto usando troppo il telefono e mi invita a spegnerlo.

 

E’ il libro giusto per chi vuole capire come la mente umana si interfaccia al mondo del mercato e di come ne viene influenzata in base ad alcune scelte!

 

Per sapere più nel dettaglio come funzionano i meccanismi descritti da Eyal, puoi comprare il libro qui sotto 👇

 

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