"L'arte della Vittoria". di P. Knight

Un mix di passione, perseveranza, genio e sregolatezza.

Riccardo Fioroni

Riccardo Fioroni

Curioso di natura, mi piace tutto quello che non conosco. Unica eccezione le assicurazioni, di cui scrivo e di cui sono appassionato, pur conoscendole!

11 Giugno 2021

La vittoria, è un po’ come la vendetta: va servita fredda, e spesso arriva dopo molto tempo, ma ripaga di tutta l’attesa e dei sacrifici fatti.


Avrà pensato questo Shizo Kanakuri, un atleta giapponese che detiene un particolare record alle Olimpiadi.


Tutto iniziò a Stoccolma 1912.
A metà della corsa, affaticato dal caldo soffocante, chiese ad un contadino da bere. Questi accettò, e lo invitò a sedersi un attimo per recuperare le forze, ma Shizo si addormentò per svariate ore.
Imbarazzato per ciò che era successo, scappò e tornò a casa.


Nel 1966 i produttori di un programma televisivo lo rintracciarono e lo invitarono a riprendere quello che aveva interrotto. Accettò, e a 74 anni portò a termine la maratona realizzando un tempo di….
54 anni e otto mesi.


La paura di non farcela, la vergogna, e infine, la redenzione, 54 anni dopo.

 

Vi sembra tanto?

Jeff Johnson, il primo dipendente ufficiale di Nike, è famoso per la sua immensa dedizione. Oltre ad istituire dei punti di riferimento per il servizio clienti, aprì anche il primo negozio al dettaglio su strada.
Il primo negozio Blue Ribbon Shorts (predecessore di Nike) a Santa Monica, California (1966)

Nel 190 a.C. per celebrare la vittoria della flotta di Rodi contro i persiani e i cartaginesi nella Battaglia dell’Eurimedonte, ultima battaglia a cui prese parte il generale Annibale, gli abitanti dell’isola di Samotracia costruirono un grande tempio votivo, sulla cui sommità spiccava la Nike, scolpita da un autore sconosciuto. Nella mitologia era la figlia del Titano Pallante, e rappresentava la “Vittoria”.

 

Se oggi dico Nike, pensate a qualcosa in particolare?…🙄

 

La famosa azienda di scarpe che oggi fattura 37 miliardi, porta il nome della dea della vittoria, e si può dire che dopo duemila anni, abbia confermato i suoi auspici.

 

Tuttavia questa vittoria è passata attraverso un percorso lungo, e dai sogni di Phil Knight, che a 24 anni, vuole realizzare il suo sogno: partire per il Giappone, prendere accordi con un’azienda leader nel settore delle calzature, acquistare scarpe sportive di buona qualità a basso prezzo e quindi rivenderle negli Stati Uniti.

 

Viene supportato dalla famiglia, così Phil, alla vigilia del Ringraziamento del 1962, parte per questa traversata oceanica attraverso i cinque continenti, con una meta ben precisa: l’Asia.

 

Lì scopre le scarpe da corsa della “Tiger”, prodotte a Kobe dalla Onitsuka, oggi Asics.

 

Impressionato dalla qualità e dal basso costo delle scarpe, chiede di incontrare il proprietario, Onitsuka; alla fine riesce ad assicurarsi i diritti di distribuzione del marchio Tiger per gli Stati Uniti.

 

Un anno dopo, quasi per gioco, Phil fonda la Blue Ribbon assieme al socio Bill Bowerman, famoso allenatore di atletica leggera.

 

Inizialmente utilizza la casa dei genitori come magazzino in cui stipare le migliaia di scarpe e la sua auto come punto vendita principale, ma con tenacia e passione riesce ben presto a far crescere il volume d’affari.

 

I due soci non possono di certo immaginare che quella semplice attività di import è destinata a diventare un colosso nel mercato globale.

 

La Blue Ribbon non è altro che la fase embrionale della ben più nota Nike.

 

“Eravamo noi contro il mondo e ci spiaceva proprio tanto per il mondo.”

L'evoluzione del marchio

 

Impresa è investimento. Impresa è rischio. Impresa è, soprattutto, passione.

 

Phil Knight ha saputo osare, ha saputo circondarsi di personalità talentuose, ha saputo fronteggiare le avversità con tenacia e ha saputo vincere. Perché Nike è la dea della vittoria e la Nike Inc non poteva che essere un’impresa vincente.

 

Quella di Knight è un’autobiografia densa di concetti economici e di aneddoti sulla sua azienda, ed è un libro che si merita un posto nella vostra libreria perché non è solo la storia di un imprenditore, ma anche quella di un uomo.

 

Non parla solo di un’azienda di successo, ma di una vita vissuta con l’amore per il proprio lavoro, che racconta il perenne deficit di liquidità, lo spettro della banca rotta, l’impossibilità iniziale  di competere contro Adidas o Puma.

 

Eppure Phil Knight ci ha creduto fino in fondo, spalleggiato da Bowerman e da un team entusiasta, ha perseguito fino in fondo la sua idea folle e l’ha trasformata in uno dei simboli più iconici del mondo.

 

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